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DISTURBI EMOTIVI

Le difficoltà nella sfera affettiva e relazionale
Si tratta di difficoltà comunicazionali e relazionali che necessitano di una psicoterapia che coinvolge anche la famiglia. in quanto, particolari dinamiche relazionali possono, nel tempo, strutturare meccanismi di difesa e trasferire nel comportamento nuclei di disagio emotivo - affettivo.

Progetto sui Disturbi Emotivi

In età evolutiva i principali disturbi d’ansia riguardano l’Ansia di Separazione, la Fobia Sociale e il Disturbo d’Ansia Generalizzato. Tra i disturbi dell’umore maggiormente presenti nella popolazione infantile rientra la Depressione.
Le difficoltà nella sfera affettiva e relazionale sono difficoltà comunicazionali e relazionali che necessitano di una psicoterapia che coinvolge anche la famiglia. in quanto, particolari dinamiche relazionali possono, nel tempo, strutturare meccanismi di difesa e trasferire nel comportamento nuclei di disagio emotivo – affettivo.

 
  bimba triste  
     

Esistono due tipologie di disturbi in età evolutiva:

Una prima categoria riguarda i disturbi emotivi esteriorizzati,
come il termine può far supporre si tratta di disturbi nei quali il disagio del bambino si manifesta soprattutto verso l'esterno. Essi si caratterizzano come tendenza ad esigere che i propri bisogni personali vengano immediatamente soddisfatti e che abbiano la precedenza sui bisogni degli altri.
E' inoltre frequente il ricorso all'aggressività per conseguire i propri scopi, oppositività, tendenza alla trasgressione di norme sociali e a volte anche legali. Tipici disturbi esteriorizzati sono i disturbi della condotta e le sindromi ipercinetiche.


L'altra categoria è costituita dai disturbi interiorizzati
, caratterizzati da una sofferenza che viene vissuta interiormente e che spesso passa inosservata ad un'osservazione superficiale. Tipici disturbi interiorizzati sono l'ansia e la depressione, caratterizzate da:

  • Ipercontollo sul comportamento
  • Distorsioni cognitive
  • Interferenza di processi disfunzionali.

Si tratta di bambini che tendono a isolarsi, a chiudersi in se stessi, e che rimangono passivi e sottomessi nei confronti degli altri. In effetti un deficit nelle abilità relazionali è una costante di molti disturbi emotivi. Se il bambino è ansioso, ma ancor più se è depresso, manifesterà una certa inadeguatezza nel modo in cui si rapporta con i propri coetanei.
Si è potuto constatare che la maggior parte dei disturbi emotivi sono influenzati da alcune modalità distorte con cui il bambino o l'adolescente rappresenta mentalmente se stesso e il proprio mondo.
Si tratta della tendenza ad ingigantire gli aspetti negativi della realtà, ricorrendo a modalità di pensiero rigide e assolutistiche, ad esempio con un'eccessiva frequenza di termini quali sempre, mai, nessuno; oppure considerazioni del tipo "non me ne va mai bene una", "tutti ce l'hanno con me", "nessuno mi vuole bene", "non ne faccio mai una buona". La tendenza a categorizzare in modo estremo influisce negativamente sull'umore e quando si consolida, diventando il modo abituale di considerare se stessi e il proprio mondo, può condurre a disturbi emozionali quali ansia e depressione.
Aiutando il bambino a correggere gli errori presenti nel suo modo di rappresentarsi la realtà che possiamo metterlo in grado di superare emozioni spiacevoli, aiutandolo a cambiare gli elementi disfunzionali del suo dialogo interno. Si è visto che se un bambino viene allenato fin da piccolo con apposite procedure, può essere in grado di ascoltare se stesso e di essere cosciente di quali sono i contenuti mentali che influenzano il suo stato emotivo.

L’intervento sulle difficoltà emotive presso Il Centro Pais prevede i seguenti momenti:

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COLLOQUIO CON I GENITORI:
Accertamento diagnostico: obiettivi del colloquio sono:
freccettaottenere una descrizione accurata dei comportamenti e delle emozioni del bambino in modo da poter arrivare ad una definizione obiettiva delle sue ansie o paure;
freccettaraccogliere informazioni sul ruolo svolto dai genitori sull'origine della paura e sul suo mantenimento;
freccettascoprire le distorsioni cognitive, gli atteggiamenti irrazionali e i comportamenti erronei dei genitori;
freccettavalutare le abilità e lo stile educativo dei genitori, le loro reazioni emotive ai comportamenti problematici del bambino e la loro "filosofia educativa";
freccettaconcordare gli scopi dell'intervento.

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COLLOQUIO CON IL BAMBINO:
freccettadettagli sulle situazioni in cui si verifica la reazione emotiva di paura individuazione preliminare dei modelli di pensiero prevalenti nel bambino;
freccettaciò che egli pensa immediatamente prima e durante l'emozione di paura dettagli su come il bambino percepisce il problema, in particolare se si fa un "problema sul problema" (potrebbe, ad esempio, deprimersi o autosvalutarsi per avuto paura);
freccettacosa fanno gli altri quando lui si comporta in modo ansioso o pauroso ridefinizione degli scopi dell'intervento tenendo conto del punto di vista del bambino.

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SUPPORTO PSICOLOGICO AL BAMBINO E ALLA FAMIGLIA:
Il lavoro con i genitori ha l’obiettivo di far si che comprendano che, ciò che essi pensano sul bambino e sui suoi comportamenti determina le loro reazioni emotive e che alcune loro reazioni emotive influenzano negativamente il comportamento del bambino.
Le loro idee e le loro emozioni possono essere sostituite con altre più adeguate ad aiutare il bambino. Per quanto riguarda il bambino è utile fargli acquisire consapevolezza del fatto che ci sono altri modi di sentirsi e di comportarsi nelle situazioni problematiche che lo riguardano. Si cercherà, quindi, di esplorare con il bambino le conseguenze negative dei suoi comportamenti disturbati e le conseguenze positive a cui possono portare altri comportamenti alternativi più adeguati.

     
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